spot-mercedes-Hitler-bambino-investitoLa pubblicità non sempre è da “manuale”: con gli spot classici confezionati e gli slogan di “plastica” da propinare alla gente. Sono queste le campagne che generalmente non entrano in profondità, proprio perché in linea con degli schemi che già conosciamo.

In altre occasioni la pubblicità, ed è quella più efficace, rompe questi parametri, lo fa in modo dirompente facendo leva sui “santuari” culturali che per anni, sin dalla nostra nascita e sviluppo, ci siamo costruiti. Questo stesso articolo, da qui a poco, darà una mano all’azienda che non ha autorizzato uno spot pensato, ideato e preparato per lanciare un prodotto. Stiamo parlando della Mercedes e dello spot sull’uccisione di Adolf Hitler, appena bambino, nel suo villaggio di nascita Braunau Am Inn.

Il video, che ormai è virale e ha scatenato polemiche a favore e contro, è un esempio di pubblicità fuori dagli schemi: si toccano temi delicati quali la morte di un bambino e la figura, ancora ingombrante, soprattutto in Germania, di Hitler. La Mercedes, però, ha ritenuto di non dovere autorizzare lo spot.

Nella clip, preparata per una tesi di alcuni studenti della Film Academy di Ludwigsburg, si vede la berlina della Mercedes che entra in questo villaggio di fine 800, la gente la guarda stupita: è in realtà un “oggetto” del futuro che si trova lì per non si sa quale motivo, di fronte a due bambine frena per non investirle, il suo viaggio prosegue sino a quando non incrocia un bambino che gioca con un aquilone e lo investe, ha previsto il pericolo che avrebbe fatto correre al mondo intero e, in poche parole, lo uccide. A quel punto la madre non può fare altro che chiamare il nome del bambino: “Adolf”.

“Rileva i pericoli prima che si palesino“, è questa la frase che compare alla fine, con il bambino a terra in una posizione che ricorda chiaramente la svastica. A questo punto viene da chiedersi: perché mai la Mercedes avrebbe dovuto autorizzare questa clip? In questo modo ha evitato di entrare in alcune polemiche dagli esiti incerti e che da anni l’azienda cerca di minimizzare e allo stesso tempo ha ottenuto, gratuitamente, tutta la visibilità possibile.

Fonte: corriereinformazione.it

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