La top 5 degli spot più belli visti al Festival di Cannes

Pubblicitari professionistiSi è appena concluso il festival dell’advertising più importante del mondo: ecco il meglio del meglio

Guardando la tv italiana potrebbe sembrarvi incredibile, ma esistono delle pubblicità che non fanno venire voglia di cambiare canale (o cittadinanza): sono quelle che ogni anno vengono premiate al Festival di Cannes (leoni, non palme), il più importante al mondo nel settore dell’advertising.

Per capire come sta cambiando l’universo in espansione dei Mad Men è in Costa Azzurra che bisogna venire. Uno che lo fa da una vita è Karim Bartoletti, membro del consiglio direttivo dell’Art Directors Club Italiano nonché socio ed executive producer della casa di produzione Filmmaster Productions. In altre parole, uno che di pubblicità ne sa, ne fa e ne vede da 24 anni, sia in Italia che negli Stati Uniti. Visto che il Festival si è appena concluso gli abbiamo chiesto di indicarci quelli che per lui sono i 5 spot più significativi dell’anno.  E di spiegarci perché la conclusione da cui cominciare è che oggi «l’idea da sola non basta più: conta come viene realizzata».

1. “Nike”: al passo coi tempi senza cambiare mai

Iniziamo con uno spot più “tradizionale”. Per me è eccezionale perché mostra come si fa a essere al passo coi tempi senza cambiare mai, nemmeno l’agenzia: da anni la Wieden + Kennedy di Portland.
Il messaggio di Nike è sempre lo stesso, “Just do it”, quindi “Vai! Fai! Corri! Buttati! Provaci! Tira!” eppure sono riusciti a modernizzarlo. Come? Con la voce narrante: bastano i primi fotogrammi per capire che è uno spot Nike ma in questo caso non si sente più la solita voce dal tono roboante che dall’alto ci dice cosa fare. Questa non è una voce distante, è come se fosse sul divano accanto a noi: parla CON le immagini e parla DELLE immagini dicendo le stesse  cose che diciamo noi quando guardiamo quegli spot della Nike infarciti di star dello sport, tipo: «Ehi! ma quello lì è Piquet?! …Sì, è proprio Piquet».

2. “Harvey Nichols”: come trasformare la noia in un’operazione geniale

Chi è in questo settore sa che produrre lo spot di Natale per un grande magazzino è uno dei compiti più noiosi dell’universo. Eppure in questo caso sono riusciti a trovare un “insight” eccezionale: “Scusa ma ho speso tutti i soldi per me, per cui ti faccio un regalo con quello che mi è avanzato”. Hanno avuto il coraggio di mostrare qualcosa che gli altri non avrebbero mai mostrato: il “negativo”. Solo che sono riusciti a trasformarlo in “positivo”. Come? Rendendo tutto reale: nei loro negozi era DAVVERO possibile acquistare per pochi centesimi i regali brutti brutti che si vedono nello spot. Stuzzicadenti, tappi della vasca, terriccio… Ne hanno venduti  40.000. Al di là del fatto che tecnicamente è tutto perfetto (casting, recitazione, regia…) ciò che fa la differenza qui è l’operazione che c’è dietro: lo spot non ne è separato ma ne è un’estensione.

3. “Du”: Così deprimente che fa morire dal ridere

Questo spot viene da Dubai: è uno dei primi Leoni d’oro assegnato a un paese arabo e la dice lunga su come si sta globalizzando la comunicazione. È bello e funziona per due motivi.
1) Il messaggio che vuole veicolare è chiarissimo: una compagnia telefonica che ogni martedì ti permette di andare a cinema in due pagando un solo biglietto.
2) Fa morire dal ridere.
Mi sembra la classica idea “media” che viene migliorata dal modo in cui è stata realizzata. La scelta della musica, i vestiti, la fotografia, tutto è perfetto. Viene voglia di rivederlo per cogliere i tantissimi dettagli (la zuppetta, i gesti di lei, quelli di lui…). L’unico appunto: la mamma non sembra la mamma, è troppo giovane. Ma è tutto così esilarante che alla fine dici “ma chissenefrega“.

4. “British Airways”: l’incredibile complessità della semplicità

È uno dei progetti più complicati mai visti. Negli ultimi anni la comunicazione si è allargata a nuovi spazi. Sono aumentati i luoghi dove si può comunicare e quindi sono aumentati anche i modi in cui lo si può fare.
In questa operazione pubblicitaria di British Airways c’è una complessità tecnologica inimmaginabile fino a qualche anno fa, messa al servizio di un’idea semplicissima: un bambino che indica un aereo che passa, lo insegue e vorrebbe prenderlo tra le dita. Quante volte lo abbiamo visto? È qualcosa di emotivo, che va oltre la pubblicità e instaura un legame emozionale col brand.

5. Terres des hommes: ma è finta o è vera?

Questa forse è l’operazione più bella vista quest’anno a Cannes. Una cooperazione internazionale con l’Interpol per combattere la pedofilia, resa possibile dalle nuove tecnologie che hanno permesso di creare al computer una bambina filippina di 12 anni e di renderla così reale da trarre in inganno pedofili in tutto il mondo. Ne hanno arrestati 3.500.
Ciò che mi piace di questo progetto è che è legato al tempo in cui viviamo: mostra cosa può venire fuori dal rapporto tra idea e tecnologia. Avere un’idea e disporre dei mezzi tecnici per realizzarla: creare un essere umano che sembra vero era qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa.

Fonte: GQitalia

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