concept-storeTradizionalmente inteso come luogo dove si entra per acquistare ciò di cui si ha bisogno, il punto vendita ha subito negli anni notevoli trasformazioni.
Non è più sufficiente considerarlo un luogo d’acquisto. Da “point of purchase” diventa “point of permanence”. Che vuol dire? Stressato dai frenetici ritmi di vita, più consapevole dell’importanza del ruolo che investe nella società post-moderna, desideroso di vivere esperienze di consumo gratificanti, emozionanti, che lo stupiscano e lo rendano soddisfatto, il consumatore odierno vive lo shopping come momento di rilassamento e appagamento sensoriale.
I bisogni cedono il passo ai desideri. Avendo già tutto quello che gli può servire per soddisfare i suoi bisogni, egli ricerca nello shopping la novità, che non va vista solo dal punto di vista del prodotto, ma anche della distribuzione, dell’esposizione, del servizio, dell’assortimento. Il concept store risponde perfettamente alle esigenze del consumatore e esaudisce i suoi desideri. Appartiene all’era del marketing esperienziale e si pone come strumento innovativo nel retail.
Se vi entrate di mattina, potete correre il rischio di uscirne in serata! Può sembrare bizzarro, ma se inizialmente pensavate di acquistarvi un prodotto, è probabile che ne troverete anche degli altri che nemmeno immaginavate. Avrete la possibilità di acquistare, ma anche di degustare cibi insoliti, o magari potete semplicemente trascorrere del tempo leggendo o visitando una mostra. L’acquisto diventa secondario. E’ l’esperienza che il consumatore vive che assume un’importanza primaria. Negli anni Ottanta, a partire dagli Stati Uniti, molte aziende hanno iniziato a creare punti vendita di questo tipo, che rappresentano più un investimento in comunicazione che una fonte di redditività. Quel che conta è il tema scelto intorno a cui costruire lo store. E’ un negozio concettuale e il tutto deve ricalcare l’identità della marca (il servizio, il personale, il packaging, il visual merchandising ecc.). Si sceglie un percorso sensoriale ben definito, si individua il target cliente, e si cerca di rispettare fedelmente l’immagine aziendale. E’ un negozio che ha più offerte al suo interno, mono o multimarca, ma va molto al di là del tradizionale centro commerciale. Diversamente da esso, nel concept store predomina l’atmosfera, la spettacolarizzazione della merce, la storia che racconta. Il cliente vive un’esperienza di shopping, riuscendo a percepire e ad immergersi totalmente nella “filosofia aziendale”.
Sono davvero tantissime le aziende che lo hanno sperimentato negli corso degli anni, in tutto il mondo. Marchi noti della moda e del lusso come Ralph Lauren, Fiorucci, Prada, Armani ne sono stati pionieri. Oggi è scoppiata la mania per i concept stores. Dalle case automobilistiche all’hi-tech, dalle aziende alimentari alle case cosmetiche, persino gli istituti di credito hanno aperto simili spazi. Singolare è a questo proposito l’apertura del concept store parigino della BNP Paribas Bank, che oltre ai tradizionali spazi di banca, offre un’oasi per i bambini e un piccolo bar. Visitandoli, non potremo non stupirci e di conseguenza rilassarci.
 
Michela Magrini
 

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